Il Pinocchio di Alessio Boni racconta il mondo degli ultimi: a Ragusa una favola tra sfruttamento, disuguaglianze e diritti negati che racconta le ingiustizie del nostro tempo

Ieri sera la prima nazionale di “Se questo è un bambino”. Oggi la conclusione del progetto “Pinocchio e Giufà” con Giordano Bruno Guerri, Davide Rondoni e la nuova creazione teatrale nata a Ragusa Ibla, con le musiche originali di Mario Incudine.

RAGUSA – Un Pinocchio che intraprende un viaggio per diventare un bambino vero, per essere come gli altri, per trovare finalmente il proprio posto nel mondo. Ma il suo cammino attraversa un presente fatto di migrazioni, sfruttamento, disuguaglianze e diritti negati. È una fiaba che cambia prospettiva e si trasforma in una riflessione sulle contraddizioni della società contemporanea quella che Alessio Boni ha portato ieri sera, sabato 17 ottobre, all’auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla, nella prima nazionale di “Se questo è un bambino. Pinocchio e l’infanzia negata”. Lo spettacolo, inserito nel progetto speciale del Ministero della Cultura “Pinocchio e Giufà. Favole per un Nuovo Mediterraneo”, ha restituito al celebre burattino di Carlo Collodi una dimensione profondamente attuale, facendo emergere dietro il desiderio di diventare un bambino il bisogno universale di dignità, libertà e riconoscimento.

Il viaggio di Pinocchio diventa così anche quello di chi lascia la propria terra, affronta l’incertezza e cerca altrove la possibilità di costruirsi una vita. Il burattino vuole trasformarsi, diventare uguale agli altri, essere accettato, ma lungo il suo cammino incontra un mondo che continua a distinguere, escludere e sfruttare. Una delle immagini più dure del racconto è quella di Mangiafuoco e dei suoi burattini, costretti a lavorare nelle serre, raccogliendo pomodori sotto un caldo soffocante, fino allo sfinimento e alla morte. È un riferimento diretto alle condizioni di sfruttamento che ancora oggi segnano il lavoro agricolo, soprattutto quello di tanti migranti. I burattini non hanno più nemmeno un nome, ma soltanto un numero. Il numero 7, che osa ribellarsi, viene punito brutalmente, fino a perdere la vita. Il giorno dopo quello stesso numero viene assegnato a un altro burattino. Una sostituzione che racconta, più di tante parole, la disumanizzazione di un sistema nel quale le persone diventano soltanto forza lavoro, individui senza volto e senza identità, facilmente rimpiazzabili.

La rilettura contemporanea attraversa anche altri episodi della favola. Il Paese dei Balocchi diventa occasione per interrogarsi sulle nuove forme di distrazione e alienazione, su un mondo giovanile sempre più assorbito dai telefoni cellulari e dai social, spesso lontano dalla consapevolezza di ciò che accade nella realtà. Cambiano i tempi e gli strumenti, ma rimane il rischio di inseguire illusioni, di lasciarsi trascinare e di perdere il contatto con ciò che conta davvero. È soprattutto il significato della trasformazione di Pinocchio a diventare una domanda rivolta alla società. Il burattino affronta il suo viaggio, cerca di cambiare, di crescere, di diventare finalmente un bambino vero. Eppure, anche quando sembra aver raggiunto la propria meta, resta prigioniero dell’immagine che gli altri continuano ad attribuirgli. Una metafora della condizione di chi, nonostante gli sforzi per costruirsi una nuova vita e conquistare il proprio spazio nella società, continua a essere considerato diverso, straniero, inferiore. La trasformazione individuale non basta se non cambia anche lo sguardo degli altri. Ed è proprio qui che la storia di Pinocchio assume un significato universale, andando oltre l’infanzia per parlare di accoglienza, pregiudizi e umanità. A dare voce a questa interpretazione è stato Alessio Boni, accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo da Maurizio Camardi, ai sassofoni, duduk ed elettronica, e Sergio Marchesini, alla fisarmonica. Parola e musica hanno costruito il percorso narrativo di uno spettacolo liberamente ispirato al capolavoro di Collodi, con testo di Nina Verdelli, nato da un’idea originale di Elena Marazzita e prodotto da AidaStudioProduzioni. Una parte del ricavato dei biglietti sarà devoluta a Save the Children, l’organizzazione impegnata nella tutela dei diritti dell’infanzia, rendendo ancora più concreto il messaggio di una rappresentazione che invita a riflettere sulle responsabilità del mondo adulto nei confronti dei più piccoli.

Il progetto “Pinocchio e Giufà. Favole per un nuovo Mediterraneo” giunge oggi, domenica 18 ottobre, alla sua giornata conclusiva, con due appuntamenti che porteranno al centro il dialogo tra letteratura, poesia, musica, danza e teatro. Alle 19.00, al Teatro Donnafugata, Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Davide Rondoni, poeta e scrittore, e Marco Giorgetti, direttore del Teatro Stabile di Catania, saranno protagonisti dell’incontro “Pinocchio e Giufà. Favole per un nuovo Mediterraneo tra letteratura, poesia e teatro”, moderato da Vicky Di Quattro, ideatrice e direttrice dell’intero progetto. Il confronto metterà in relazione due figure apparentemente lontane, il burattino nato dalla penna di Collodi e Giufà, personaggio errante della tradizione popolare mediterranea, accomunati dal viaggio, dalla curiosità, dagli errori e dalla continua ricerca di un posto nel mondo.

Alle 20.30, a Palazzo Arezzo di Donnafugata, il momento conclusivo con il debutto di “La fiamma dei ragazzini – Pinocchio e Giufà”, nuova creazione site-specific nata e costruita proprio a Ragusa Ibla. Uno spettacolo originale, in sinergia con il Teatro Stabile di Catania, che rappresenta il risultato di un percorso creativo avviato il 12 ottobre, quando attori, musicisti, danzatori e maestranze hanno iniziato a lavorare insieme, facendo degli spazi e delle architetture della città una parte integrante della rappresentazione. Il testo è del poeta Davide Rondoni, il progetto è curato da Vicky Di Quattro e la regia è di Cinzia Maccagnano. Le musiche originali sono firmate da Mario Incudine, che le eseguirà dal vivo insieme ad Antonio Vasta, intrecciando la forza della parola poetica con il linguaggio musicale e il movimento scenico. In scena Giorgia Boscarino, Marta Cirello, Rita Fuoco Salonia, Mario Incudine e Luna Marongiu, con Francesco Adamo e Stefano Cavagnini della Compagnia Zappalà Danza 2. Scene e costumi sono di Vincenzo La Mendola, le luci di Gaetano La Mela e le coreografie di Dario Rigaglia e Sara Pena Cagigas, con il coinvolgimento di Scenario Pubblico e delle maestranze del Teatro Stabile di Catania. 

“La fiamma dei ragazzini” porterà così a compimento il senso dell’intero progetto, facendo incontrare Pinocchio e Giufà non soltanto attraverso il racconto, ma attraverso la scena, la musica e la danza. Ideato e diretto da Vicky Di Quattro e promosso dal Teatro Donnafugata e dall’Associazione Donnafugata 2000, in collaborazione con il Teatro Stabile di Catania, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi e il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, il progetto è sostenuto anche dalla Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Assessorato Regionale Turismo, Sport e Spettacolo, dal Comune di Ragusa, dal Libero Consorzio Comunale di Ragusa, dalla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, da SIAE e dalla Banca Agricola Popolare di Ragusa. A supporto dell’iniziativa è inoltre una rete di imprese che ha scelto di accompagnare il progetto riconoscendo nella cultura un investimento sul territorio. Sono gold sponsor: Eni, Gruppo Cappadona, Range Rover – Sergio Tumino, Regran. Sono silver sponsor: Argo Software, Reale Mutua Assicurazioni – Cappello e Battaglia, Engel & Völkers, Marina Iblea, Rosso di Sicilia e Valle dell’Acate.


18 ottobre 2026
ufficio stampa
Michele Barbagallo per MediaLive

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